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Mario Colombo (Mantova, 17 gennaio 1907 – Reggio Emilia, 21 ottobre 1974) è stato un pittore italiano legato alla corrente naïf della bassa reggiana, accostato in particolare all’ambiente artistico che ruotò attorno a figure come Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi e Udo Toniato. La sua pittura, spontanea e immediata, racconta con colori vivi e accesi la vita quotidiana, le feste popolari e i paesaggi del territorio di Guastalla, luogo in cui visse e lavorò per gran parte della sua vita.
Il suo stile si distingue per il gusto narrativo e per l’attenzione verso il “teatro umano” della provincia: scene di paese, piazze, mercati, momenti collettivi e piccoli riti comunitari, spesso colti con un tono poetico e insieme documentario, tipico dell’arte ingenua italiana del Novecento.
Oggi Colombo è ricordato come uno dei protagonisti della scena naïf di quegli anni; le sue opere sono presenti in collezioni private e una sua tempera del 1974, Scena animata con ponte sul fiume tra monti innevati, è stata catalogata all’interno del patrimonio culturale della Fondazione Un Paese di Luzzara.
Mario Colombo nasce a Mantova nel 1907. Ancora giovane si trasferisce con la famiglia a Guastalla, dove iniziò a lavorare come lucidatore di mobili. Nel corso degli anni svolge diversi mestieri, tra cui il bracciante, il serratore e il muratore, attraversando un’esistenza fatta di lavoro manuale e necessità quotidiane.
Secondo la ricostruzione biografica più diffusa, fu proprio una fase di difficoltà economica, aggravata dal peso di una famiglia numerosa, a spingerlo a dedicarsi alla pittura, trasformandola progressivamente da bisogno immediato in una vera e propria identità artistica. In questa scelta si riconosce una delle caratteristiche più tipiche del naïf: un’arte nata fuori dai circuiti accademici, legata alla vita reale e alle urgenze dell’esperienza personale.
La pittura di Colombo si inserisce nel contesto della corrente naïf reggiana, che nel secondo dopoguerra ebbe un’importante vitalità e visibilità nazionale. Colombo trascorse la sua intera vita a Guastalla, ritraendone spesso scorci e avvenimenti popolari: tra le opere più note viene ricordata La festa della gnoccata a Guastalla (1973), esempio del suo interesse per le celebrazioni collettive e per la dimensione corale della comunità.
Durante la sua carriera partecipò a numerose mostre personali e collettive in diverse città italiane, tra cui Reggio Emilia, Bologna, Ancona, Parma e Torino.
Nel 1974, dopo un improvviso malore, Mario Colombo morì all’età di 67 anni. Subito dopo la sua scomparsa venne inaugurata una prima mostra postuma presso il Circolo Culturale Camillo Prampolini di Reggio Emilia, segno della considerazione raggiunta dall’artista nell’ambiente culturale locale e regionale.
L’opera di Mario Colombo si fonda su una visione diretta e affettiva del mondo: un realismo ingenuo, narrativo, capace di trasformare la quotidianità in racconto pittorico. I suoi lavori prediligono composizioni ricche di dettagli, spesso animate da figure e gesti ripetuti, come se la tela fosse una memoria collettiva in cui il paese si riconosce.
L’uso di colori brillanti e l’attenzione a feste, mestieri, strade e paesaggi fanno della sua pittura un documento visivo e insieme poetico, in linea con la tradizione del naïf emiliano.